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L’impatto dei DPI sull’ambiente e la società

Words: Barbara Guignard

Gli anni precendenti alla pandemia hanno visto aumentare l’interesse dei governi per la sostenibilità. Il Green Deal firmato nel dicembre 2019 con l’obiettivo di un’Europa carbon neutral entro il 2050 è un esempio dell’importanza sempre maggiore data al tema. Negli ultimi 10 anni, le aziende hanno dovuto far fronte alla crescente richiesta dei consumatori di una maggiore sostenibilità dell'intera supply chain, dalla trasparenza dell'origine dei prodotti alla responsibilità sociale. Per esempio, la possibilità di comprare prodotti locali direttamente dal produttore è un desiderio sempre più presente nei consumatori. 

In questo contesto, la preoccupazione dell’impatto delle nostre attività sull’ambiente e sulla società acquisisce di nuovo una posizione di primo piano nelle agende dei dirigenti. Con un problema in più: l’impatto ambientale e sociale dell’uso massivo dei DPI (Dispositivi di Protezione Individuale, che comprende guanti, mascherine e indumenti protettivi) in tutti i settori.

Un aumento dell’uso di DPI dell’80-100% nel 2020

Dopo l'epidemia di COVID-19, la domanda di DPI è aumentata esponenzialmente, con l'85-90% dai lavoratori in prima linea, seguita dai settori essenziali, compresi i prodotti farmaceutici e il settore alimentare. Secondo Frost & Sullivan, il segmento dei DPI sanitari sta vivendo una crescita senza precedenti con valori dell'80-100% nel 2020. 

Nella sola Italia a marzo 2020, sono state richieste circa 10 milioni di mascherine per combattere il virus. Nel periodo febbraio-marzo dello stesso anno, il consumo giornaliero di mascherine nella regione più colpita in Italia, la Lombardia, è stato stimato in 200 mila unità.

Anche se imputiamo la chiusura di tante industrie alla pandemia, al contrario il mercato del DPI sta sperimentando una crescita importante. Dopo essere stato valutato a 48,2 miliardi di euro nel 2019, si prevede che il mercato globale dei DPI crescerà a un CAGR del 9,6% nel periodo 2020-2027 per raggiungere i 100,6 miliardi di euro entro il 2027, principalmente dovuto a rigorose normative in materia di salute e sicurezza e ad una maggiore consapevolezza in materia di sicurezza umana.

Una dipendenza importante alla Cina

Trae vantaggio da questa crescita la Cina, che è il più grande produttore mondiale di DPI, esportando diversi tipi di DPI, come occhiali, mascherine e indumenti protettivi in tutto il mondo. Prima della crisi da COVID-19, la Cina forniva il 50% delle importazioni totali di DPI negli Stati Uniti e nell'UE.

La dipendenza dalla Cina per la fornitura di DPI, combinata al panico associato alla situazione di emergenza durante marzo e aprile 2020, ha spinto i governi a stimare un fabbisogno molto più alto della realtà. Come per il panic-buying di carta igienica a marzo, lo stesso è successo con i DPI. Il risultato è che i paesi si sono trovati con magazzini saturi di DPI pagati a prezzi assurdi, anche fino a 20 volte più elevati rispetto a prima della pandemia.

L’impatto ambientale dei DPI

Inoltre, la priorità data alla protezione della popolazione ha convinto molti paesi a semplificare le regolamentazioni relative all'uso e allo smaltimento della plastica per ridurre al minimo il rischio di diffusione dell'infezione. Negli Stati Uniti, diversi stati hanno interrotto il riciclaggio dei rifiuti per contenere la diffusione dell'infezione preferendo l’incenerimento e la discarica. Alcuni paesi europei, come l'Irlanda e il Regno Unito, hanno alleggerito le normative relative all'uso e allo smaltimento della plastica nonostante il rifiuto dell'UE di revocare il divieto di plastica monouso.

Lo smaltimento dei DPI rappresenta un problema poiché non si degradano in maniera naturale e impiegano decenni per decomporsi. Secondo un rapporto del WWF, uno smaltimento errato anche dell'1% delle mascherine comporterebbe 10 milioni di mascherine al mese disperse nell'ambiente rilasciando più di 40 tonnellate di plastica in natura al mese. 

Infine, si stima che 1 tonnellata di kit DPI inceneriti possa generare circa 3,8 tonnellate di CO2, che richiederanno di piantare approssimativamente 100 alberi all’anno per essere completamente assorbita.

Iniziative per aumentare la produzione locale

A febbraio 2020, l'OMS ha consigliato ai produttori e ai governi di aumentare la produzione di DPI del 40% per soddisfare la crescente domanda globale. Inoltre, le organizzazioni di regolamentazione di tutti i paesi hanno anche facilitato e accelerato le approvazioni normative per soddisfare la travolgente richiesta. Per esempio, il governo del Regno Unito ha consentito ai produttori di DPI privi di certificazioni CE di distribuire nel paese, purché i prodotti rispettassero le linee guida di sicurezza essenziali.

Anche paesi come gli Stati Uniti e l'India, che erano fortemente dipendenti dalla produzione estera, hanno notevolmente aumentato le capacità di produzione locale di DPI per ridurre la dipendenza dalle importazioni e soddisfare la domanda interna.

Infine, alcune aziende sono state create con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale dell’uso di DPI, come la start-up belga, CUVOC, che produce mascherine riutilizzabili create con materiali riciclati, o la società HMCARE, che ha progettato una mascherina composta principalmente da materiali derivati dalla biomassa. 

Iniziative aziendali

Oltre alle iniziative dei governi, con il rinforzamento dei produttori di DPI o con il supporto a nuove industrie innovative, le aziende rivestono un ruolo chiave in questo scenario. Come detto prima, la sostenibilità è un diventato un tema importante. Diminuire l’impatto societale e ambientale dei DPI è un obiettivo tangibile e ragionevolmente semplice da raggiungere per chi vuole migliorare la sostenabilità della propria azienda. 

Il dipartimento degli acquisti e supply chain è fondamentale per raggiungere questo obiettivo,  con il vantaggio è che si può iniziare rapidamente ad agire sul problema. Per l’ufficio acquisti in particolare, quell’obiettivo potrebbe essere legato ad un obiettivo di risparmi nel piano annuale di strategia degli acquisti.

Questa strategia di sostenibilità si può strutturare intorno a 3 dimensioni : le persone, il pianeta, il profitto. Se prendiamo il caso dei DPI, “il pianetà” è il più impattante – però con alcune iniziative anche il lato finanziario e sociale possono essere impattati.

Il primo passo per cominciare un’iniziativa di sostenibiltà sarà di rivedere l'intero ciclo di approvvigionamento e ciò che è possibile modificare o adattare sfruttando particolari leve della domanda secondo le regole seguenti: eliminare, ridurre, rinnovare, riutilizzare. Per esempio, se si usano DPI per la catena di produzione, si potrebbe verificare che non se ne comprino quantità troppo alte, per paura della mancanza o panic-buying. Il materiale dei DPI potrebbe anche essere rivisto: per alcune operazioni si potrebbero comprare materiali riutilizzabili – ovviamente tenendo come priorità la protezione degli utenti. Infine, definire specifiche basate sull'output può consentire una maggiore flessibilità e creatività per i fornitori; che però richiederà una relazione già sviluppata con il fornitore e dovrà garantire la copertura delle certificazioni minime.

Inoltre, i criteri di selezione dei fornitori possono incorporare la sostenibilità come la produzione locale, il lavoro equo, la loro pratica corrente di smaltimento rifiuti, per garantire che venga valutato secondo la metodologia del Total Cost of Ownership (TCO) o costo d’uso. Misurare questi elementi durante tutto il ciclo del contratto permetterà all’azienda di vedere di maniera tangibile l’impatto ambientale e sociale di queste nuove misure.

Il tema della sostenibilità diventerà sempre più importante per le aziende. Se ancora non fa parte dell’agenda strategica di un’azienda, ora è il momento giusto per introdurla. L’importante è non bloccarsi per mancanza di strumenti per misurarla; come descritto prima, si possono implementare alcuni indicatori di performances con i fornitori. Scopri come, nel nostro whitepaper: Sostenibilità aziendale: il tuo percorso inizia dal procurement - Primo passo: stabilire dei KPI.